Self Bondage

self bondage con nastriIl bondage nasce dal desiderio della resa totale e della vulnerabilità che deriva dall’essere legato, quindi costretto da un altro individuo. Purtroppo, non ci sono sufficienti bondager (seri) o magari sono in un’altra regione e quindi non a portata di mano. Da queste e altre ragioni nasce il self bondage che è un compromesso, perché soddisfa la voglia di costrizione ma non quella di sottomissione.
Chi ha provato o chi pratica il self bondage scopre una profonda soddisfazione. Il neofita che per timidezza o diffidenza non osa chiedere di essere legato o l’esperto che sa cosa vuole e come lo vuole senza l’intervento di altri.

Self bondage: un’arte impegnativa

Il self bondage può essere pericoloso o molto pericoloso. Un gioco troppo ardito e mal calibrato può rivelarsi rischioso molto di più di incontri fatti in un locale con sconosciuti con i quali si prosegue per una sessione casuale.

Fare da soli può spingere oltre il consentito, perché un partner è pronto a fermarsi anche di fronte all’insistenza, mentre chi fa da se è mosso dal desiderio di esplorare anche oltre il consentito. Per dare l’idea di cos’è il self bondage spinto al limite, proviamo ad immaginare qualcuno che lega qualcun’altro e se ne va lasciando in balia delle corde nelle quali è legato. Una situazione simile espone e di parecchio il bondager, per questo bisogna valutare bene le azioni, per evitare spiacevoli incidenti.

Self bondage: attrezzatura

Il bondage classico, raffinato prevede l’utilizzo di corde che nel self bondage è meglio non usare. Se a legarti sarà qualcun altro, la stessa persona non avrà problemi a slegarle anche rapidamente se necessario, ma da soli questo può essere difficile. La tentazione di utilizzare le corde è forte anche per ragioni economiche: costano poco e stringono molto. Purtroppo sono imprevedibili, perché la maggior parte dei nodi tende a stringersi sempre più, soprattutto quelli scorsoi. Nodi di questo tipo intorno alle mani ad esempio, possono bloccare la circolazione e intorpidire al punto da non avere più funzione agli arti.

In commercio esistono tantissimi oggetti che costringono efficacemente, ma al tempo stesso semplici da liberarsene. Attrezzature a tempo ad esempio, coniugano la voglia di restare costretti senza rischiare di rimanerci per sempre.

Manette, ceppi per le gambe, collari d’acciaio, corsetti, tutto materiale che si può usare in sicurezza e da soli.
Uno stratagemma utilizzato da chi pratica self bondage è quello di congelare in un blocchetto di ghiaccio la chiave che consente l’apertura delle manette per esempio. Dipenderà dalla temperatura, da quanto ghiaccio c’è intorno alla chiave, insomma non si potrà sapere con certezza quando si sarà in grado di avere tra le mani la libertà.

Il self bondage è anche fantasia, soprattutto fantasia, da soddisfare in solitaria con i propri tempi e le proprie attitudini. Fare da soli consente di esplorare se stessi, i propri limiti e tutto quello che non si sapeva “prima” e che si scopre invece “dopo”. Legarsi è mistero perché non si conoscono le reazioni. Qualcuno le declina in orgasmi fantastici molto più soddisfacenti della classica masturbazione, altri ne escono convinti di non provarlo mai più.

Il self bondage permette di non essere giudicati e nemmeno fuorviati: si decide e si fa! Rimane valido il consiglio di usare la massima attenzione e la più meticolosa cura per ogni particolare.